DOWNLOAD: MEMORIA E RIMOZIONE. I CRIMINI DI GUERRA DEL GIAPPONE E DELL’ITALIA, di AA VV (PDF)

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Dopo la fine della guerra fredda e la conseguente apertura di molteplici transizioni post-autoritarie in Europa centro-orientale, Africa, America latina, il problema della costruzione della memoria collettiva post-conflitto è diventato di stringente attualità. Storia, memoria, verità e diritto sono divenuti elementi articolati con meccaniche, politiche e strategie differenti. Da un lato vi è stata l’esperienza in Sudafrica della Commissione per la verità e la riconciliazione, che ha attuato un’inedita procedura basata su confessione pubblica dei crimini in cambio d’amnistie ripensando così le strategie di coming to term with the past. L’idea è che il processo penale non sia lo strumento più efficace per la ricostruzione di fenomeni complessi come l’agire criminale dello Stato e le lotte d’apposizione ad esso. Dall’altro, parallelamente, la comunità internazionale ha scelto la strada opposta: lo sviluppo della giustizia penale internazionale. Alla base, l’idea che il processo penale e i meccanismi della prova giudiziale siano gli strumenti, non solo di retribuzione penale, ma anche di determinazione della «verità sul passato».In Europa, dibattiti e ricerche sul malaise de la mémoire – di cui sono sintomo i tentativi odiosi di negazione del genocidio o di rilettura delle responsabilità per i crimini del passato – sono ripresi con nuovo vigore. Se l’indagine storica ha progressivamente rotto il muro del silenzio erto da «convenzioni» politico-mnemoniche dettate dai compromessi contingenti del dopo guerra, sono in molti ad individuare le ragioni della «memoria incompleta» o «instabile» nell’assenza di un’efficace azione giudiziaria di de-fascistizzazione o de-nazificazione. Su questo terreno la «verità giudiziale» è percepita come complemento dell’indagine storica. I saggi raccolti nel volume si collocano in questo dibattito aprendo nuove prospettive sul piano metodologico e dei temi di ricerca. L’inedito approccio comparato tra Giappone e Italia individua importanti omologie circa fenomeni di occultamento mnemonico dei rispettivi crimini di guerra. Su questo terreno ha inciso anche la «variabile giudiziaria». Infatti, da un lato il Giappone che, pur avendo avuto un evento fondante come il Processo di Tokyo, e proprio a causa della preselezione delle fattispecie d’imputazione portate innanzi alla Corte, manifesta ancora oggi consistenti inconsapevolezze circa le violenze praticate dal regime imperiale. Dall’altro l’Italia che, in assenza di una «Norimberga italiana» e con un’azione giudiziaria di de-fascistizzazione abortita ha accettato per decenni mitologie collettive storicamente infondate. Il volume continua l’opera di ricerca storica sulle pagine più buie dei crimini commessi dall’esercito italiano nelle aree d’espansione coloniale e d’occupazione fascista per decenni rimosse dallo spazio mnemonico pubblico, aprendo al contempo lo studio comparato sugli analoghi crimini commessi dall’esercito giapponese. All’indagine storica sui fatti si somma la riflessione circa le ragioni, le modalità e le dinamiche di rimozione di tali crimini dalla memoria collettiva.
Andrea Lollini

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DOWNLOAD: La storia negata. Il revisionismo e il suo uso politico, a cura di Angelo Del Boca (PDF)

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Sottoporre a revisione la storia è il compito stesso degli studiosi, essendo la storiografia nient’altro che una costante riscrittura della storia. Perché, dunque, degli storici come gli autori di questo libro dovrebbero schierarsi contro il “revisionismo”? Perché sotto questo termine si è delineato, nel corso degli ultimi decenni in Italia e nel mondo, un “uso politico della storia” che ha poco a che fare con la ricerca storiografica. Un “uso politico” dalle molteplici diramazioni, ma che, soprattutto nella distorta ricostruzione della nostra storia nazionale, presenta alcune opinioni ossessivamente ripetute: l’idea che il Risorgimento sia stato una guerra di annessione e non un movimento di rinascita per l’unità nazionale; la concezione del fascismo come tentativo autoritario bonario, distinto dal totalitarismo nazista e volto all’edificazione di una patria che non sarebbe esistita prima; l’ipotesi della morte definitiva della patria sancita dall’8 Settembre e la conseguente rivalutazione dei combattenti di Salò come autentici patrioti. Tesi politiche che non hanno la benché minima serietà né il rigore dell’autentica indagine storica, ma che, raffigurando gli avversari come i difensori di una “vulgata resistenziale”, di “verità di regime”, mirano a distruggere i fondamenti stessi della nostra storia repubblicana e della nostra Costituzione. Contro questo “revisionismo” si schierano alcuni tra i migliori storici italiani.

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